Ecco perchè dovrei essere stipendiata dalla Regione Campania

Io sono una emigrante
Ho la sindrome dell’emigrante
Ho la borsa da emigrante
Ho la capa  da emigrante
 
Sebbene Napoli e Roma non possano considerarsi due Stati Nazione, poiché, in definitiva, sono città della medesima e unitissima nazione e distano l’un l’altra non più di 200 km io sono emigrante al pari dei rumeni Tavernello addicted che stazionano davanti al mio amato discount.
 
Ogni qual volta rientro nella mia nuova patria sviluppo una sconcertante sintomatologia:
 
– Nei primi giorni sono come obnubilata: ammiro cose inesistenti come la grande cultura della società civile, l’efficienza dei servizi, il decoro cittadino e sarei pronta a schiaffeggiare a mano aperta tutti coloro abbiano da ridire sulla grandezza della mia nuova città.
 
– Il quarto quinto giorno i primi cenni di cedimento… mi manca la mozzarella di bufala e il fiordilatte, mi perdo in lunghe analisi mercatali che mi portano ad affermazioni quali: i pomodori al Sud sono più saporiti e costano meno, il sole del Sud è più caldo e sano, il verde è più verde, i cani sono più cani, la gente è più gente, il vento è più vento, e il mare ahh il mare è molto meno fiume!
 
– Il sesto -settimo giorno: ma andò stà er coso pe prelevà e sordi?  l’idioma indigeno si fa largo dentro di me, inizio ad eliminare le finali delle parole e a produrmi in vari aho, daje , de che, che tajo (accompagnata dal gesto “dammi una lametta che mi taglio le vena”).
Per risollevarmi il morale usualmente entro in un bar e chiedo un caffè “napoletano” al solo scopo di umiliare gli astanti e sottolineare che appena lasci la provincia di Napoli non è possibile sorseggiare nulla che sia degno di questo nome. Appena mi servono la bevanda nera e calda (sempre troppo lunga…)  fisso il barista negli occhi con uno sguardo compassionevole e gli attacco un pippone sulla regola delle 3 M (macchina , miscela e mano) per concludere che, ovviamente, hanno la miscela sbagliata, la macchina mal regolata e la mano non partenopea…
 
– Ottavo – decimo giorno il luogo da dove provengo è un eden incontaminato la cui natura e bellezza non è comprensibile e visibile agli occhi di questi cittadini affannati a rincorrere metropolitane e parcheggi, assillati dalla forma fisica e devoti alle lampade solari.
Chiunque ha il piacere di comunicare con me deve subire passivamente un’elegia su Castellammare di Stabia, culla della civiltà, paradiso del Sud, arcadico luogo ove mai mafie, malcostume e ignoranza lambirono le sue superbe coste. Attanagliata da un gravissimo processo di rimozione arrivo a dire cose incredibili:
 
Sai Stabiae (il nome latino le dà tutto un altro appeal) è la prima città della costiera sorrentina… cosa geomorfologicamente vera, non fosse altro che le  varie amministrazioni di Sorrento da anni hanno come punto chiave dei loro programmi bloccare il flusso di stabiesi in costiera…
 
Sai Stabiae è l’unica città europea ad avere 28 sorgenti di acqua minerale ed è l’unica città europea che in una isocrona di 30 minuti ti mette in relazione con: mare, monti, siti archeologici, terme ecc ecc  (peccato che i 30 minuti diventino anche ore durante le quali, imbottigliato nel traffico, sgrani immaginari rosari metal mentre realizzi che siamo veramente in troppi ad abitare lì e occorrerebbe un diabolico piano per evacuare tutti quelli che ti stanno sulle palle, che ovviamente sono tanti, e sostituirli con giocolieri, parolai, attori e cantanti).
 
Sai Stabiae nel 900 era appellata “ La piccola Montecarlo del Sud”…
 
Tronfia di orgoglio posso sostenere qualsiasi tesi… la mia provincia domina!
Essere stabiesi non è una condizione è una fede! Come direbbe il nostro capo ultrà! 
E mentre in preda al fuoco sacro della passione tratteggio i contorni del mio bel Vesuvio qualcuno mi chiede:
– ahooo ma sei de giù? calabrese?
– Scusami puoi ripetere? sai sono emigrante e non parlo tanto bene l’Itagliano…

 

 

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Informazioni su nicolesda

Seguace del divanismo culturale, fedele ai dettami dell'alfa privativa, ha come guide spirituali Ru Paul e Karen Walker. Scrive un blog al solo scopo di raggiungere un, del tutto improbabile, successo editoriale che le permetterà di realizzare il suo bieco sogno: lavorare un giorno a settimana (svegliandosi a mezzogiorno), perché c'è chi è nato per soffrire e chi, come lei, NO.
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